GRAZIE AKIO TOYODA SAN

GRAZIE AKIO TOYODA SAN


Ukio Toyoda

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Dopo anni di battaglie solitarie, improvvisamente mi sono trovato di fianco un alleato potentissimo. Nientemeno che Mr. Akio Toyoda, che, nelle sue recenti dichiarazioni, ha drasticamente stigmatizzato la gran corsa alla produzione di vetture a propulsione elettrica per mezzo di batterie. È stata una grande soddisfazione e un poderoso incoraggiamento perché fino, alla formidabile sortita di uno dei massimi manager dell’industria automobilistica mondiale, mi sono sentito molto solo nella battaglia contro le baggianate di chi vuole che l’industria dell’auto butti al macero l’auto dotata di motori termici, e con essa milioni di milioni in fabbriche, attrezzamenti, linee di produzione e competenza tecnologica.

Per passare all’auto a propulsione elettrica per mezzo di batterie, che dovrebbe essere il modo migliore per salvare il pianeta dall’autodistruzione? Non è il caso. È il suicidio dell’industria automobilistica, che è pur sempre uno dei cardini dell’economia mondiale. Ma è soprattutto il suicidio della nostra libertà di movimento. Ridicolmente inefficienti in termini di densità ed efficienza energetica, le vetture elettriche alimentate a batterie hanno progressivamente rivelato tutti i loro limiti, non solo funzionali e pratici, ma anche di compatibilità ambientale, e possiamo stare certi che gli studi su cui si è basato Mr. Toyoda nell’esprimere le sue taglienti valutazioni sono molto solidamente basati perché la il Gruppo Toyota dispone di mezzi di ricerca secondi, forse, solo alla NASA.

Il calcolo globale delle emissioni inquinanti generate dalla costruzione e dalla alimentazione dell’auto a batterie dimostra che questa inquina più di una propulsa da un moderno motore termico, sia a combustione comandata, sia a ciclo Diesel, con buona pace di Ursula con del Leyen, presidente della Commissione Europea. Totalmente ignorante in materia di termodinamica, Ursula continua ad emettere editti di condanna contro l’auto tradizionale imponendo limiti di emissione CO2 totalmente fuori dalla realtà, che probabilmente vengano suggeriti dalla sua consulente scientifica di fiducia, Greta Thunberg. Per ragioni difficili da comprendere l’industria europea, nel suo assieme, non si è unita in una potente alzata di scudi che bloccasse le farneticazioni di politici, demagoghi e opportunisti. L’industria automobilistica ha dimostrato grande impegno nell’evolvere i propri propulsori al fine di abbatterne drasticamente le emissioni.

E in questo non ha esitato a operare enormi sforzi finanziari per la ricerca sempre più avanzata. Soprattutto dopo che le emissioni erano già state abbattute a livello Euro 4, in vero traguardo fondamentale in quanto in pratica le aveva ridotte alla sola CO2, che non è un inquinante. Ogni step successivo ha portato progressi del tutto marginali, ma all’industria è costato enormi sforzi finanziari. Ma ciò nonostante non si è tirata indietro mai. Avrebbe dovuto fare blocco già da alcuni anni, quando politici e demagoghi avevano perso il senso della realtà scientifica.

Sarebbe stato doveroso costringere Ursula von der Leyen a dare vita ad un comitato di veri scienziati che dialogassero con l’industria per intraprendere una rigorosa analisi scientifica che definisse una strategia tecnologica volta a far evolvere ulteriormente l’automobile in termini di compatibilità ambientale, progressivamente e senza diktat. La ricerca scientifica è la sola che può dare risposte razionali ed efficienti ai problemi degli equilibri ambientali del pianeta. Non certo i demagoghi al servizio dalla mostruosa macchina della propaganda cinese che mira a promuovere la diffusione delle batterie agli ioni di litio, di cui la Cina è la maggiore produttrice al mondo essendosi impossessata di circa l’ottanta per cento delle miniere di litio nel mondo. E vuole far rendere l’investimento.

Ma nella vita vera le batterie vantano una densità energetica al limite del comico: 800 kg di batterie per una autonomia di 400km? Ma non scherziamo! E il recupero delle batterie esauste a chi lo facciamo fare, sempre ai cinesi? Ci possono  credere solo Greta Thunberg e il Prof. Beppe Grillo. In effetti promuovere l’utilizzo delle batterie agli ioni di litio per la propulsione automotive vuol dire solo fare un grosso favore alla Cina. Non è il caso.

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